Mexico: i siti archeologici della riviera Maya

Durante la mia toccata-e-fuga in Messico ho cercato di vedere quante più cose possibili,  ero molto attratta sopratutto dai siti archeologici. Sono riuscita quindi a vederne 3, che non è male, anche perché gli altri erano piuttosto lontani per farli in giornata rispetto a dove soggiornavo. Il consiglio che posso darvi è: prendete SEMPRE una guida! Se no, almeno per gli ignoranti in materia come me, sono poco più di un insieme di sassi.

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Un altare ricco di simbologie

CHICHÈN ITZÀ

Ovviamente ho iniziato dal top. Per chi non lo sapesse, questo stupendo sito è stato inserito tra le sette meraviglie del mondo moderno.

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Sbem.

Il sito è a circa un’ora e mezza di macchina partendo da Tulum (e più o meno uguale anche da Cancun o Playa del Carmen), la strada è molto semplice, praticamente sempre dritta e il sito è segnalato dai cartelli. Bisogna partire presto ed essere lì per l’orario di apertura (8.00) perchè si crea molta coda per fare i biglietti, ma vi dirò una chicca che non mi aspettavo: tra la costa (Quintana Roo) e Chichen Itza (che è nella regione dello Yucatan) c’è un’ora di fuso, all’indietro: quindi si guadagna un’ora! Per capirci, se partite alle 7 da Tulum, invece di arrivare alle 8.30 arriverete alle 7.30. Fantastico no? Io sono stata in gennaio, se devo essere sincera non so se valga tutto l’anno oppure no.

Il parcheggio è proprio davanti al sito e costa qualcosa come 50 pesos (2,50€) e poi c’è un mini mercatino davanti alla biglietteria dove dovrete mettervi in coda; il biglietto è il più caro tra tutti i siti che ho visitato, 235 pesos. Lì i souvenir vari costano davvero poco (l’unico posto che ho trovato più economico è il mercato 28 di Cancun). Mentre siete in coda, datevi un’occhiata intorno perché ci sono le guide che girano cercando o aspettando clienti da seguire. Noi abbiamo trovato Angel, un anziano signore che parlava italiano molto bene e costava 700 pesos (35 euro per 7 persone). Aspettando il nostro turno per fare il biglietto, abbiamo incontrato altri italiani che si sono aggregati a noi e quindi abbiamo fatto un bel gruppone, concordando con Angel il costo di 100 pesos a testa (5 euro). Non risicate assolutamente sul prendere una guida, il contributo che dà alla visita è davvero imprescindibile.

 

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Retro della piramide

 

Il sito archeologico è molto vasto. C’è la grandissima piramide principale, la piramide di Kukulkan, che sul latro dietro è stata lasciata per metà ristrutturata e metà com’era stata trovata, per fare vedere la differenza. E’ veramente stupenda. La scalinata centrale è costruita con la base stretta e i gradini che si allargano sempre più man mano che salgono, in modo tale da risultare dritta vista da terra nonostante la prospettiva ed è questo che a mio parere la rende incredibile. Purtroppo non si può salire in cima, per colpa dell’inciviltà della gente negli anni passati. Una storia super emozionante: due volte l’anno, in occasione dei solstizi di inverno ed estate, la luce del tramonto crea un serpente con le ombre sul profilo della scalinata, la cui testa è invece costruita in pietra alla base della piramide. Troppo avanti questi Maya!

 

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Foto presa da internet (www.royalresorts.com)

 

Mi ha colpito molto anche il campo de la pelota, un rituale davvero affascinante creato ancora prima che il nostro calcio esistesse come sport. Per loro era una vera e propria tradizione, che si svolgeva una squadra contro l’altra (7 contro 7) e l’obiettivo era fare entrare la palla nell’anello laterale. Alcune leggende vogliono che un elemento della squadra perdente venisse decapitato (come racconterebbero alcuni rilievi) ma Angel ci ha spiegato che probabilmente era solo una leggenda anche per loro e nessuno veniva decapitato, perché non sono stati trovati teschi o altri reperti che giustificassero questa versione.

 

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Uno dei lati lunghi

 

Ci sarebbero un altro milione di cose da dire, che Angel ci ha raccontato, sui Maya, i Maya Toltechi e le loro usanze e simbologie. Se vi interessa, fatemi sapere e scriverò un articolo dedicato.

 

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L’acquila con il cuore in mano

 

Finito il giro diChichén Itzà, che dura tra le due e tre ore, molti vanno a visitare il cenote Ik Kil. Noi non l’abbiamo fatto, perché Angel ce lo ha sconsigliato in quanto molto turistico; tornando indietro però forse un’occhiatina gliela darei, non per fare il bagno perché a quanto ho capito è davvero molto affollato, però resta comunque il più famoso in assoluto e quello che vedete in quasi tutte le foto su Pinterest. Abbiamo scelto di visitarne un altro, ma questa è un altra storia.

Consiglio invece di spostarsi a mangiare un boccone a Valladolid, che merita un’occhiatina.

COBÀ

Il sito apre alle 8.00, si trova a circa 50 minuti di auto rispetto a Tulum (penso più o meno uguale da Playa del Carmen, un po’ di più da Cancun) e al contrario di Chichén Itzà, non c’è nessuna coda per entrare e il biglietto costa 57 pesos. Abbiamo preso una guida anche qui (soliti 100 pesos a testa), non per tutto il sito, che è ampio e si gira in bici, ma solo per la prima parte, quella più ricca di reperti. Anche in questo caso l’ho trovata fondamentale, forse ancora di più che a Chichén perché i resti qui sono meno restaurati quindi più complessi da capire senza qualcuno che te li spieghi; Armando parla italiano ed è stato molto simpatico ed esaustivo. Pensate che questo sito quando è stato trovato era completamente ricoperto dalla giungla, che l’ha preservato tutti questi anni.

 

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Addirittura, nel sito sono presenti dei piccolissimi resti di alcuni affreschi Maya.

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Della pittura blu

 

Anche qui abbiamo trovato alcuni campi di pelota, decisamente più piccoli e con regole un po’ diverse, si giocava infatti 1 contro 1 (un giocatore di Cobà e uno di un’altra città) solo una volta l’anno e chi vinceva portava bene alla sua città. Inoltre la partita, in quanto rituale, veniva vista solo dai sacerdoti, capi e “pezzi grossi” della società.

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Era davvero piccolo l’anello!

 

La seconda parte del sito, come vi dicevo prima, si gira con la bicicletta -50 pesos- (o con il risciò per chi non ha voglia di pedalare) perché è immersa e spezzettata nella giungla. La parte più importante e bella da vedere è la piramide centrale su cui si può salire e -wow- la vista è spettacolare. La salita non è facilissima (la discesa ancora di meno) perché non è ristrutturata ne la piramide ne la scalinata, che quindi è un po’ ripida, ma una volta giunti in cima la giungla si aprirà davanti a voi a perdita d’occhio.

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La bellissima e altissima piramide principale
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giungla, giungla e ancora giungla

 

Anche qui io conterei un due/tre ore per fare un bel giro. Se vi viene fame, vi consiglio appena usciti dal sito di fermarvi alla Comida Rapida, un barettino semplice e carino per un ananas e un po’ di acqua di cocco. Ha anche il wifi 😉

TULUM

Le rovine di Tulum sono famosissime per il loro impatto visivo pazzesco, perché sono affacciate sul mare. Sono piuttosto sicura che quasi tutti avrete già visto questo scorcio:

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Noi siamo arrivati al sito per le 10.30 e -tragedia- le guide erano finite. In italiano, inglese, spagnolo, russo, austroungarico: neanche una. Quindi dopo una breve coda per l’ingresso, pagato 60 pesos, ci siamo avviati da soli muniti di guida cartacea cercando di riconoscere le varie simbologie che avevamo imparato negli altri siti archeologici.

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Per fare il giro con calma ci vuole un oretta abbondante, due se siete meticolosi. Però c’è anche la possibilità direttamente dal sito di scendere a quella meravigliosa spiaggia che avete visto dall’alto e rimanerci finché vi va. Io per motivi di tempo non l’ho fatto, però avrei tanto voluto.

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Non fate come me…

 

Una cosa simpatica: il sito è pieno, ma pieno pieno, di iguane che se ne stanno spaparanzate a prendere il sole o che fanno uno spuntino quando qualche guida gli lancia un fiore. Adorabili.

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Gnam!

Tra l’altro, il sito si vede anche dalla spiaggia di Tulum e la prima volta che l’ho visto, ero con mia mamma che ha strabuzzato gli occhi. Infatti vedendolo si è resa conto che quello era il soggetto di un suo quadro dipinto alcuni anni prima ispirandosi a una foto vista sul web, ignara di dove fosse. Devo dire che è stato un momento molto emozionante, dato che era uno dei suoi primi quadri.


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